Il prezzo da pagare per la vera sinistra ed il trionfo europeo della destra

Sappiamo bene che negli ultimi anni il consenso per i partiti di estrema destra (se vogliamo ancora definirli tali) è cresciuto in tutta Europa. La ragione a mio avviso è da rintracciare nel tema delle globalizzazione o meglio dire globalismo, termine che sottolinea maggiormente l’ideologia culturale ed economica che sta dietro un fenomeno che viene invece dipinto come qualcosa di inarrestabile e di automatico, come se non dipendesse dalle scelte di una ristretta cerchia di persone e di poteri.

Per questo motivo, infatti, più che parlare di partiti o movimenti di estrema destra, bisognerebbe utilizzare la definizione di partiti nazionalisti e sovranisti. Non ci troviamo più dunque, a livello politico, sociale ed economico, nel vortice del vecchio bipolarismo destra-sinistra, fascismo-comunismo, ma all’interno di un nuovo bipolarismo, fondato sulla coppia globalismo-sovranismo.

Questo nuovo bipolarismo ha completamente mescolate le carte poste sul tavolo della politica. Difatti, in tutto l’Occidente, è ormai evidente come i partiti cosiddetti “moderati”, portino avanti una stessa linea politica basata su un servile appoggio al sistema neoliberista, mentre i due estremi, sia a destra che a sinistra, si dissociano da questa visione e propongono un’alternativa basata sulla sovranità della nazione e quindi del popolo, sul primato dello Stato rispetto ai mercati finanziari e alle grandi multinazionali e, di conseguenza, sulla protezione dei diritti sociali di ogni cittadino rispetto alle esigenze dei mercati, di cui invece sono succubi i partiti moderati.

Come avevo già accennato in un precedente articolo, basta guardare i programmi politici dei poli estremi, ad esempio Casapound da un lato e Partito Comunista dall’altro, per rendersi conto di come le due visioni proposte siano assolutamente simili, compatibili, e di conseguenza opposte a quelle messe in atto nell’ultimo decennio dai partiti di centro destra e di centro “sinistra”.

E qui vengo al punto di questa breve riflessione: perché allora l’estrema destra è riuscita a catturare, più o meno in tutta Europa, questa reazione popolare nei confronti della globalizzazione (il cosiddetto populismo, che altro non è che una reazione delle classi medie e popolari contro la globalizzazione e i danni da essa causati), mentre invece l’estrema sinistra (o meglio dire la vera sinistra ) è rimasta succube di questo processo, senza riuscire a catturare il manifesto dissenso da parte dei cittadini rispetto al sistema?

A mio modo di vedere, le ragioni fondamentali sono due:

  1. La falsa sinistra ha finito con il delegittimare anche quella fetta di vera sinistra rimasta: purtroppo è così, vent’anni di falsa sinistra, di sinistra neoliberista che ha tradito completamente il popolo e quei valori che invece avrebbe dovuto difendere, come il lavoro ed in generale i diritti sociali, ha finito con il trascinare nella voragine dell’indifferenza elettorale anche quella piccola fetta di estrema sinistra (l’odierno Partito comunista) che invece era rimasta fedele a quei valori profondamente di sinistra, ma che ormai, agli occhi degli elettori, fa comunque parte di quel gruppo di traditori. Insomma, se in tutti questi anni i servi del neoliberismo (Bersani, Renzi, Letta, Boldrini, D’Alema, e così via) avessero evitato di definirsi “persone di sinistra”, oggi il Partito Comunista e in generale la vera sinistra avrebbe certamente maggior consenso.
  2. La messa al bando da parte dell’estrema sinistra dei valori di patriottismo ed identità culturale: nonostante le grandi similitudini fra le visioni politiche, economiche e sociali dei partiti di estrema destra e di estrema sinistra, esiste ancora una grande differenza, che a mio avviso è il fattore nevralgico che poi, a conti fatti, porta il consenso a destra. E’ vero, entrambe le parti dichiarano apertamente di voler uscire dall’euro, puntano ad un ritorno della sovranità nazionale, vogliono uno Stato forte che abbia il controllo ed il primato sull’economia e sulla finanza, voglio difendere i diritti dei lavoratori e delle classi più in difficoltà; insomma, concordano sul fatto che il popolo debba essere realmente sovrano e sull’idea che sia necessario sconfiggere il neoliberismo per riportare democrazia e diritti sociali.
    Ma c’è una differenza: mentre il Partito Comunista si limita ad una lotta al neoliberismo sul fronte politico ed economico, l’estrema destra si trova in prima linea anche nella lotta da un punto di vista culturale ed identitario, un tema molto sentito dai popoli europei.
    Cerco di fare un esempio pratico per rendere l’idea. Quando si parla di immigrazione ad esempio, entrambe le parti sono molto critiche nei confronti del fenomeno. Ma mentre il Partito Comunista si limita a far notare come l’immigrazione sia un fenomeno voluto e foraggiato dal capitale per abbassare il costo del lavoro e distruggere così i diritti dei lavoratori occidentali, l’estrema destra, a questa critica, aggiunge anche la minaccia dal punto di vista identitario e culturale, conscio del fatto che il capitalismo finanziario mira anche ad abbattere le radici culturali di ogni singolo popolo e a distruggere le differenze tra i popoli e tra le culture, nel tentativo di creare una società emancipata da radici storiche e culturali, da residui tradizionalistici, in cui l’individuo si ritrova spaesato e privo si strumenti e di identità per comprendere la drammaticità della propria condizione e per combattere il sistema stesso.
    Dunque, per fronteggiare il sistema neoliberista anche sotto questi profili, è inevitabile fare leva anche su sentimenti di patriottismo, di identità culturale, di esaltazione della propria nazione e della propria cultura, non perché superiore alle altre, ma semplicemente in quanto unica (come ogni altra cultura) e di conseguenza meritevole di sopravvivere e di non essere distrutta.
    Sulla sponda sinistra del fiume, invece, questi concetti vengono praticamente banditi dal dibattito politico. Non ho certezze sul perché, ma viene da pensare ad una sorta di timore derivante da una visione ancora cieca ed ancorata ad un passato ormai remoto, in cui tali valori inevitabilmente portano a pensare al vecchio regime fascista. Come fa quindi un comunista, animato comunque da buone intenzioni, a contrastare il neoliberismo anche sotto questi aspetti? Purtroppo non può, almeno fin quando non riesca a liberarsi da un passato ormai anacronistico.
    I valori di nazione, di patriottismo, di esaltazione della propria cultura pur nel rispetto di tutte le altre, non sono dei valori fascisti o negativi, anzi, sono dei valori positivi che aiutano nella lotta al pensiero unico del nuovo capitalismo. Non a caso, in paesi come la Spagna, la Francia o l’Inghilterra, l’idea del bene della nazione, la bandiera appesa alla finestra della propria casa, è un sentimento trasversale, che attraversa la società in lungo e in largo, da destra a sinistra, poiché in un mondo dominato da una visione globalista che mira ad appiattire tutto ciò che richiama alla propria storia ed alla propria identità nazionale, il rispetto e l’amore per la propria nazione e per la propria cultura restano valori assolutamente positivi su cui si può sempre fare affidamento.
    Ciò che conta è, da un lato, evitare che questi sentimenti portino all’idea della superiorità della propria cultura rispetto alle altre, dall’altro, non dimenticarsi della difesa della propria cultura e della propria identità e anzi riappropriarsi di questi valori come ulteriore strumento nella lotta al sistema globalitario.
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