Quella forte tentazione di scaricare tutte le colpe su Renzi

Nelle analisi post elettorali dell’area di centro-sinistra si respira un’aria torbida. Nessuno ha avuto ancora il coraggio di spalancare la finestra, addirittura nessuno pare accorgersi della presenza di una finestra nella stanza in cui si discute degli esiti del voto. Ed ecco che tutto ciò che è venuto fuori dopo un’accurata analisi rispetto alla situazione del partito sono due punti piuttosto banali e altrettanto fuorvianti:

  1. E’ colpa di Renzi. Tutto andava bene, eravamo un grande partito, avevamo un grande consenso, le nostre politiche stavano portando l’Italia al benessere. Poi è arrivato Lui e tutto è andato in frantumi.
  2. Dobbiamo tornare alla vecchia anima del PD, quel partito pieno di pluralità e di dialoghi interni, quel partito che stava a contatto con la gente.

Eh no cari miei, la cosa non è così semplice. Non funziona esattamente così. Parliamoci chiaro: questa storia per cui è tutta colpa di Renzi, che avrebbe distrutto un grande partito che aveva un futuro ricco di consensi e di successo è una grandissima scemenza.

Renzi non ha fatto altro che accelerare quello che era un declino già annunciato. Il partito dei Letta, dei Veltroni, dei Fassino, dei D’Alema, dei Bersani, e così via, era già un partito morto. enrico-letta PDLo aveva già capito Beppe Grillo in tempi ormai remoti, lo avrebbe capito chiunque avesse fatto un’analisi approfondita del rapporto tra la politica neoliberista del PD e i drastici cambiamenti che nel frattempo si stavano verificando nella società e in particolar modo nella classi più disagiate e in quella che un tempo poteva essere considerata la classe media.

Quello che nessuno dice, volutamente o per assoluta cecità, poco importa. è che le politiche del PD sono sempre state le stesse da almeno 10 anni. Certo, forse ancora con Bersani si poteva parlare di politiche neoliberiste leggermente più moderate, ma il percorso era sempre quello, e chiunque può capire che se imbocchi uno stesso percorso, che tu vada a 50km/h o che vada a 100km/h, prima o poi arrivi comunque alla stessa identica destinazione. Da Bersani a Letta fino a Renzi, un crollo assolutamente annunciato e prevedibile, rallentato inizialmente solo da un minimo di moderazione nell’applicazione di certe politiche e dal fatto che gli effetti nefasti del neoliberismo e della globalizzazione fino a un po’ di anni fa non erano ancora così tanto percepiti dal popolo italiano. Purtroppo però molti italiani hanno sempre la memoria corta.

Il problema quindi non è il PD, il problema si chiama neoliberismo e globalizzazione e oggi, qualsiasi forza politica che continui imperterrita a remare verso questa direzione è destinata a schiantarsi contro un muro a causa dell’opposizione drastica del popolo, che ha detto chiaramente “no!”. Il popolo italiano non ha detto no a Renzi; il popolo italiano ha detto no all’Unione Europea, ha detto no al dominio di Bruxelles e della Germania, ha detto no alle imposizioni di gente non eletta da nessuno che si permette di decidere vita e morte degli Stati Nazionali, ha detto no alla concorrenza al ribasso, ha detto no all’immigrazione, ha detto no al pensiero progressista deviato che si esprime nel politicamente corretto. Il muro era già stato eretto dai cittadini, e la macchina del PD da anni ed anni era diretta verso quel muro, Renzi ha semplicemente premuto il pedale dell’acceleratore.

laura_boldrini bella ciao

Un ulteriore indizio a favore di questa tesi è il crollo totale della sinistra italiana in tutte le sue sfaccettature. Il fatto che Liberi e Uguali (o Libere e Uguale, per chi ha più a cuore certe fondamentali battaglie) sia riuscito a stento ad entrare in Parlamento, è una palese prova di questo discorso: non è Renzi il problema. Chi si è voluto distaccare da questo squallido personaggio ha fatto comunque la stessa fine. Se Renzi premeva sull’acceleratore, tutto il resto della sinistra neoliberista ha mantenuto il volante fermo, puntando dritto per dritto in direzione di quel famoso muro con la scritta “NO!”.

 

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