La solitudine del sovranista

Diciamoci la verità, il sovranista è un soggetto che vive una certa solitudine intellettuale ed ideologica. Almeno, questa è la mia esperienza personale, e il correttore automatico che evidenzia in rosso la parola “sovranista” mentre scrivo non è di certo di aiuto e contribuisce a supportare questa tesi.

Partendo da questa mezza verità, che giudico tale in quanto esperienza vissuta, ho cercato di pormi delle domande e di individuare il perché o i perché di questa situazione. E devo dire di aver trovato parecchie motivazioni. Se volessi fare un breve elenco, potrei citare le seguenti:

  • il sentirsi circondato da giovani neoliberisti (spesso a loro insaputa, cosa sconfortante) che balbettano le scemenze che gli vengono propinate dai media giorno dopo giorno e che incredibilmente, pur cercando in molti casi di combattere il sistema, finiscono per lottare a favore di tutta una serie di cause che invece sono favorevoli al sistema stesso. Tutto ricorda vagamente uno spaccato della sinistra occidentale, ma vabbè…
  • il percepire un sistema mediatico (rete a parte) completamente asservito all’ideologia globalista. Salvo rarissime eccezioni, nei media traspare un pensiero unico, sempre allineato con l’ideologia capitalista e neoliberista. Anche vari giornalisti nostrani, spesso precisi e implacabili quando si tratta di criticare tristi aspetti della politica nazionale, chiudono gli occhi e la bocca quando ci sarebbe la possibilità di criticare il globalismo in molte delle sue sfaccettature ed espressioni;
  • il vedere il proprio Paese ridotto alla miseria per volontà di soggetti terzi, che possono essere altre nazioni o direttamente istituzioni sovranazionali, non elette da nessuno, che però calpestano la sovranità italiana e ci impongono cosa fare e cosa non fare. Il tutto condito dal dover constatare l’appoggio di una larga fetta di popolazione;

E potrei continuare ancora per parecchio tempo ad elencare tutta una serie di elementi detestabili, ma vorrei concentrarmi su un’ultima ragione che provoca una certa frustrazione nell’animo di un sovranista (non di tutti, in questo caso) e che vorrei analizzare brevemente. Quest’ultimo elemento è il fatto che, almeno in Italia, i sovranisti non sono ancora adeguatamente rappresentati. È vero che alcune tematiche care a chi ritiene che sia necessario ripartire dalla sovranità nazionale e quindi popolare vengono affrontate a sprazzi qua e là all’interno del panorama politico, ma la verità è che ancora un vero partito o movimento di rappresentanza del sovranismo e dell’interesse nazionale, e soprattutto capace di unire tutti gli elettori che condividono la necessità di riappropriarsi della sovranità, purtroppo non esiste. E non esiste per varie ragioni.

Possiamo notare infatti come, da un lato, troviamo dei soggetti politici che sì trattano in parte alcune tematiche di stampo sovranista, ma che a conti fatti imperniano il loro programma politico su altre questioni, e lasciano ai margini certi concetti che per un sovranista sono assolutamente essenziali. Un esempio lampante è il Movimento 5 Stelle. Il Movimento 5 Stelle, riesce da una parte a risolvere l’altro grande problema dei partiti sovranisti, cioè riesce ad unire persone provenienti da ideologie politiche differenti in un unico movimento, ma, dall’altra parte, questo movimento tocca solo in parte e in modo ambiguo tematiche importanti, come l’uscita dall’euro, la sovranità monetaria, la difesa culturale ed identitaria e così via. Quindi nel Movimento 5 Stelle ritroviamo un misto di sovranismo e allo stesso tempo di europeismo, una volontà di tutela della classi più in difficoltà ma allo stesso tempo una non volontà di scontrarsi faccia a faccia con il neoliberismo che è la causa ultima della miseria; troviamo dei tentativi di affrontare temi come l’immigrazione, conditi però da un politicamente corretto di cui non ci si vuole sbarazzare o per chiari interessi elettorali o per vera e propria volontà politica.

Dall’altro, invece, si crea un contesto esattamente inverso, per cui abbiamo dei partiti che mettono il tema della sovranità al centro del loro progetto politico. In questo caso però il problema è proprio il background dei partiti sovranisti che compongono lo scacchiere politico nazionale, un background che porta inevitabilmente alla divisione e non all’unione di intenti.

Per esempio, se prendiamo la Lega, un partito che in sé racchiude delle tematiche care ai sovranisti, ci si domanda: come può questo partito, considerata la sua storia anche più recente, unire tutti gli italiani in un progetto comune? Nonostante il botto ottenuto nelle ultime elezioni (successo chiaramente dislocato al Nord, per l’appunto), le contraddizioni restano ancora troppo grandi. Dall’alleanza con Berlusconi, rappresentante di un partito che nulla a che vedere con la sovranità e con l’interesse nazionale, fino alla storia del partito stesso, che è sempre stato legato in maniera stretta ai territori del Nord Italia e che ha sempre nutrito ed espresso, in maniera abbastanza esplicita, disprezzo per il Sud del Paese. Il punto è: nonostante quelle che forse possono essere delle buone intenzioni, come si può accusare il potenziale elettore sovranista del Sud Italia di non voler votare Lega? Ha tutto il diritto e soprattutto tutte le ragioni storiche per non farlo.

Le contraddizioni, d’altro canto, non mancano neanche all’interno di Casapound. Come può un partito che, nonostante tutto e nonostante i tempi in cui viviamo, mantiene un certo legame neanche troppo implicito con il fascismo, guardare al futuro e alla strutturazione di un partito che coinvolga tutti coloro che hanno a cuore la sovranità della Nazione? Ovviamente non può, perché il passato non è facile da cancellare, e lo è ancora meno se da esso non si prendono delle posizioni di netto distacco. La stessa cosa ovviamente vale dall’altro lato anche per il Partito Comunista, anch’esso ancorato ad una tradizione ormai morta e anacronistica.

Tutto questo fa veramente rabbia. Non solo si fa fatica ad essere rappresentati, ma ciò che è ancora più frustrante è sapere fin dall’inizio come ognuno di questi partiti o movimenti abbia dei punti deboli così importanti e visibili da poter essere attaccato e ferito mortalmente, senza troppe difficoltà, dal sistema dominante. Il sistema neoliberista, infatti, attraverso il politicamente corretto, non ci metterà molto a liquidare la Lega come partito razzista che ha sempre accusato i cittadini del Sud di essere dei terroni pigri e nullafacenti, così come perderà cinque minuti ad abbattere contro Casapound la paura della resurrezione di Mussolini, paura che, incredibilmente, su una marea di soggetti direi con un eufemismo ben poco pensanti, pare fare effetto. E probabilmente impiegherà ancora meno tempo a distruggere ciò che rimane del Partito Comunista, semplicemente ignorandone la presenza, in quanto soggetto politico anacronistico e dunque trascurabile.

E poiché, volenti o nolenti, la maggioranza degli italiani, passano il tempo ad ascoltare le banalità che fuoriescono quotidianamente da giornali e televisioni, ecco che ognuno di questi sentieri presenti all’interno della foresta della politica verrà calpestato così tanto da annientarne la visibilità stessa e quindi la percorribilità. Oppure verrà diffusa la narrazione secondo la quale ogni sentiero conduce ad una destinazione differente, cosa ovviamente falsa, perché i principi di sovranità nazionale accompagnano e accomunano tutti questi soggetti politici. Non è detto che debba per forza andare così, ovviamente, ma è molto probabile. Anche perché, a tutto ciò che ho scritto, si aggiunge un altro punto importante, che riguarda gli elettori.

Credo infatti che sia necessario fare un breve accenno al tema dell’elettorato che oggi, grazie soprattutto alla rete, ha molta più voce ed ha un confronto, anche se spesso sterile, molto più fitto e costante con le varie controparti. Il mio punto di vista è che l’immaturità di queste forze politiche di cui ho parlato si riflette nella poca maturità degli elettori. Basta infatti esplorare le discussioni che avvengono in rete, da Youtube a Facebook, per leggere non solo una valanga di insulti reciproci, ma soprattutto una quantità enorme di banalità e di riferimenti assolutamente dannosi e privi di senso. Ed ecco che, com’era del tutto prevedibile, troviamo l’elettore dei 5 stelle per il quale i leghisti sono tutti razzisti mentre i voti di Casapound provengono solo da picchiatori fascisti; giriamo pagina e puntualmente leggiamo il parere dell’elettore leghista nostalgico che accusa gli elettori dei 5 stelle di essere degli ignoranti o dei nullafacenti che non hanno voglia di lavorare; poi ti sposti in ambito Casapound e nel 2018, tra commenti e opinioni anche intelligenti, trovi ancora personaggi che esordiscono con “dux mea lux” e con “vincere e vinceremo” e secondo i quali sono tutti dei traditori della patria. Ovviamente, è chiaro che sto volontariamente generalizzando, ma ad un occhio poco accorto la situazione appare esattamente così.

Ecco perché, a mio avviso, nasce l’esigenza di un soggetto politico nuovo, sovranista, che mira all’attuazione di politiche volte all’interesse nazionale, che possa davvero coinvolgere tutti grazie per esempio alla partecipazione attiva di grandi personalità che vengono magari da ambiti politici o disciplinari diversi e grazie anche all’elemento di novità, e che in questo modo si porterebbe fuori dai radar di attacchi infami da parte del pensiero unico neoliberista in nome di un passato più o meno compromettente.

Un partito in cui possano confluire coloro i quali oggi costituiscono l’elettorato di estrema destra e di estrema sinistra, quei sovranisti che hanno scelto di votare Movimento 5 Stelle e che con discrete possibilità resteranno delusi, quelle persone del Centro e del Sud Italia che in fondo si rendono conto che certe idee di Salvini non sono poi così campate per aria, ma che non possono dare il voto alla Lega a causa di un lecito rancore per un recente passato difficile da cancellare. Un soggetto politico capace quindi da un lato di mettere da parte un passato che divide e dall’altro di mettere in risalto gli aspetti che uniscono. Un partito che non possa essere attaccato e delegittimato con la scusa di essere giudicato razzista, fascista, comunista o nordista. Un partito in cui possano confluire tutti coloro che amano la democrazia e il proprio Paese, a prescindere da quello che può essere stato il passato politico di ogni elettore. In pratica va ripresa la strategia del Movimento 5 Stelle, che ha dimostrato che superare le vecchie ideologie è assolutamente possibile, con la differenza di raccogliere in questo caso il voto dei sovranisti e non semplicemente delle persone incazzate ma senza visione politica. Potrebbe essere il partito dei Bagnai ma anche dei Fusaro, dei Marco Mori ma anche dei Marco Rizzo, dei Borghi e dei Di Battista.

Mi rendo conto che può sembrare un’utopia, ma sono molto convinto di quest’idea e di questa grande opportunità, anche perché è sempre maggiore il numero di persone che, non solo ha messo da parte la vecchia dicotomia destra-sinistra (il Movimento 5 Stelle ne è il prodotto), ma che sta anche cominciando a ragionare con una nuova dicotomia, quella sovranismo-globalismo: è necessario dare un punto di riferimento nuovo e solido a questi cittadini.

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