Adesso basta

Ancora una volta, per l’ennesima volta, gli Stati Uniti stanno portando il mondo sull’orlo di una crisi senza precedenti. Questa volta la vittima designata è la Siria di Assad, il dittatore colpevole, a loro dire, di aver lanciato un attacco con armi chimiche contro cittadini inermi.

Il mio post non vuole essere una descrizione dei fatti, non vuole esporre gli eventi, né tantomeno mettersi a discutere sulle motivazioni che spingono l’Occidente verso l’ennesimo scempio.

Del resto, sarebbe inutile e anche poco interessante. Lo sappiamo tutti che agli americani non importa un bel niente delle presunte armi chimiche di Assad. Se a questo aggiungiamo il fatto che queste famose armi chimiche nelle mani di Assad è un discorso ancora tutto da dimostrare, il quadretto è completo. In questi casi, per gli eventuali indecisi, vale sempre la legge del cui prodest: a chi conviene credere a questa storiella? A chi è convenuto mettere in scena o effettuare un’azione del genere? Ad Assad magari? Ce lo vedete Assad ad impostare la sua strategia in questi termini “bene, sono riuscito con fatica a riprendere in mano la situazione, che fare adesso? Uhm, effettivamente rischio un po’ di annoiarmi adesso che ho la situazione sotto controllo.. Idea! Sferro un attacco chimico sulla popolazione inerme, così l’America troverà la scusa in cinque minuti per bombardarmi, e torniamo a divertirci!”?

Va bene, direi che posso fermarmi qui… Però voglio dire un’ultima cosa, giusto per ricordarla a tutti: in tutto questo l’Unione Europea dov’è? Dove sono finiti quelli che dicono che l’Unione Europea è importante soprattuto in chiave internazionale perché rispetto ai singoli Stati può fare la voce grossa nelle questioni di geopolitica internazionale? Qualcuno ne sa qualcosa? Ah già ora ricordo, siamo solo una semplice colonia e un sottoprodotto degli USA, scusate mi ero quasi dimenticato.

Come dicevo, il mio post non vuole essere un’analisi degli eventi, ma semplicemente uno sfogo. Non è più possibile tollerare una situazione di questo genere. Non è più possibile tollerare una nazione che dopo la seconda guerra mondiale si è convinta di poter decidere delle sorti del mondo, come se l’intero pianeta fosse di sua proprietà. Non è più possibile assistere ad azioni militari e di esplicita conquista o annientamento di Stati sovrani da parte degli Stati Uniti, sulla base delle scuse più ridicole. Io sono nato nell’89 e praticamente sono nato e cresciuto fino ad oggi con le guerre degli USA in giro per il mondo, e francamente ne ho davvero le palle piene. Ho vissuto gli anni della guerra in Iraq, basata su prove false, gli anni della guerra in Afghanistan, poi la Libia di Gheddafi, ora la Siria. Il tutto condito da un’ipocrisia vomitevole, dalle scuse più indecenti, dalla stampa e dall’informazione più squallida e becera, dai discorsi sulle armi chimiche mai trovate, fino all’argomento di dover esportare la democrazia. Adesso basta.

Oggi l’America non può più scherzare con il fuoco. Oggi la Russia non è più quel relitto post Unione Sovietica, indebolito e quasi annientato. Oggi la Cina non campa più sulla coltivazione del riso. Il mondo è cambiato, gli equilibri sono cambiati o per meglio dire, sono tornati, per fortuna. Quell’equilibrio che, in teoria, se ci fosse un minimo di razionalità, dovrebbe portare alla stabilità, dal momento che nessuno può più permettersi di fare la voce grossa senza stare a sentire quello che hanno da dire gli altri, coloro che non sono d’accordo, gli “stati canaglia”, giusto per ricordare che livelli di manipolazione mediatica abbiamo dovuto sopportare in questi anni grazie ai cari “paladini del mondo democratico”.

Se oggi gli Stati Uniti hanno deciso di perdere completamente il buon senso e andare avanti nonostante le probabili reazioni di Russia e Cina e allora così sia. Vuol dire che evidentemente lo scontro doveva essere inevitabile, vuol dire che la folle ricerca di potere assoluto e planetario da parte degli USA era ormai una tempesta fuori controllo. E anche se il prezzo da pagare dovesse essere altissimo, vuol dire che evidentemente non c’erano alternative, e sarà stato comunque giusto pagarlo in nome di un briciolo di giustizia rimasto in questo Occidente primo ormai di ogni valore e di ogni freno, diventato cancro del pianeta.

Salvini vero uomo politico, Di Maio ancora immaturo

Siamo arrivati alla settimana delle consultazioni e la situazione che emerge dal panorama politico sembra abbastanza evidente, in particolar modo per ciò che riguarda i due grandi protagonisti delle ultime elezioni, Salvini e Di Maio.

Allo stato attuale e a mio modesto parere, Salvini si è dimostrato uomo politico dieci volte più serio e in gamba di Di Maio, c’è poco da dire.

Da un lato una persona, Salvini, che fino ad oggi le ha tentate tutte. Ha detto sì ai 5 stelle, sì al reddito di cittadinanza pur con qualche revisione, ha dichiarato dieci mila volte che sarebbe anche disposto a mettersi da parte nella corsa per diventare Premier.

Non solo: coerentemente con le sue proposte di governo lascia stare il PD e apre esplicitamente solo ai 5 stelle nel rispetto della volontà popolare, altrettanto coerentemente dice che per lui non è un problema tornare al voto nel caso in cui non si giunga ad un accordo e dimostra di non avere la smania di governare a tutti i costi.

Dall’altro lato un Di Maio che, dopo averne dette di tutti i colori sul PD cerca in tutti i modi un’alleanza con loro. PD con Renzi, PD senza Renzi, non si capisce poi cosa cambia visto che comunque il partito resta colmo di tutti quei personaggi che si sono sempre prostrati senza alcun problema alla linea politica dettata da Renzi durante questi anni, e che ancora stanno lì a fare comitiva. Personalmente, mi piacerebbe capire qual è la differenza tra un PD con Renzi e un PD senza Renzi, ma con all’interno i vari Richetti, Orfini, Del Rio e compagnia bella.

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Ma Di Maio non si ferma qui: ignora le aperture di Salvini, mettendo in discussione, in questo caso sì, la volontà popolare che vede nel m5s e nella lega le due forze politiche vincitrici delle elezioni. Invece di cercare una mediazione tra i vari programmi politici propone un elenco di punti su cui non si capisce per quale motivo dovrebbero convergere tutti gli altri.
Dimostra altrettanta immaturità nel mettere dei paletti a priori, che limitano le possibilità di governo: PD sì ma senza Renzi, centrodestra sì ma senza Berlusconi (e allora che centrodestra è?). Un comportamento al momento alquanto imbarazzante.

Se Di Maio non vuole Berlusconi, chiami Salvini, creino insieme un programma comune e gli dia la carica di Premier in cambio dell’abbandono di Forza Italia, molto semplice. Ma siamo sicuri che Di Maio abbia la maturità, già dimostrata da Salvini, di mettersi da parte pur di dare un governo al Paese in grado di fare quelle riforme che il popolo ha domandato con insistenza? (abrogazione legge fornero, riduzione delle tasse, reddito di cittadinanza, revisione dei trattati europei, e così via). Le basi per un programma comune con la Lega e per un governo che possa attuarlo, con o senza Berlusconi, ci sono. Tuttavia Di Maio non sembra disposto a quel salto di maturità tanto necessario quanto auspicabile in questo momento.

P.S. chi scrive ha votato movimento 5 stelle.

Verità in video #03: Marcello Veneziani e il sistema globalitario

Terzo appuntamento con la rubrica “Verità in video“, la video-rubrica che ricerca la verità in ogni ambito, lo spazio dedicato all’esaltazione del senso critico, l’unica cura che riesce a disintossicare il corpo e la mente dagli applausi interminabili del pubblico di Di Martedì.

Proseguiamo con un ulteriore intervento in occasione del convegno “Globalismo e Sovranità” organizzato dal centro di studi politici e strategici “Machiavelli“. Questa volta il protagonista è lo scrittore, giornalista e saggista Marcello Veneziani.

Con la sua retorica chiara ma allo stesso tempo minuziosa, Veneziani ci spiega quali sono i punti cardine del sistema neoliberista all’interno del quale tutti noi viviamo e con il quale siamo costretti a confrontarci ogni giorno. Dal capitalismo senza regole al supporto culturale ed ideologico del politicamente corretto.

Inoltre, Veneziani propone una personale analisi del fenomeno del populismo, inteso come prima vera grande reazione alla globalizzazione, e ne descrive caratteri, punti di forza e debolezze.

Qui il video: Marcello Veneziani – Il sistema globalitario

Verità in video #02: Ettore Gotti Tedeschi e le quattro fasi del declino italiano

Torna la rubrica “verità in video“, l’unica rubrica capace di eliminare ogni 15 minuti di video l’influenza di trenta ore di ascolto di talk show televisivi e lettura di giornali spazzatura  (“lo dice la scienza”). L’unica rubrica che raccoglie il meglio delle riflessioni su politica, economia, società e attualità.

La rubrica può causare danni ai lobotomizzati dai mass media, tenere fuori dalla portata dei “oh mio dio le feic niuss”.

 

Oggi ripropongo l’intervento dell’economista e banchiere Ettore Gotti Tedeschi al convegno “Globalismo e Sovranità” organizzato dal centro di studi politici e strategici “Machiavelli” (per chi volesse più informazioni: http://www.centromachiavelli.com/).

Ettore Gotti Tedeschi ci propone quelli che a suo avviso sono stati i quattro snodi principali del declino economico del nostro Paese. Il quadro che ne esce fuori è tanto chiaro quanto disarmante. Grazie a delle notevoli capacità esplicative e ad una perfetta sistematizzazione dei vari tasselli, Gotti Tedeschi non lascia nulla al caso e ci confeziona una nuova visione di insieme delle ragioni della crisi italiana, ponendo particolare attenzione al falso problema del debito pubblico, spiegato attraverso l’esempio della crisi bancaria che colpì gli Stati Uniti e il mondo intero nel 2008.

Qui il video: Ettore Gotti Tedeschi: le quattro fasi del declino italiano

La solitudine del sovranista

Diciamoci la verità, il sovranista è un soggetto che vive una certa solitudine intellettuale ed ideologica. Almeno, questa è la mia esperienza personale, e il correttore automatico che evidenzia in rosso la parola “sovranista” mentre scrivo non è di certo di aiuto e contribuisce a supportare questa tesi.

Partendo da questa mezza verità, che giudico tale in quanto esperienza vissuta, ho cercato di pormi delle domande e di individuare il perché o i perché di questa situazione. E devo dire di aver trovato parecchie motivazioni. Se volessi fare un breve elenco, potrei citare le seguenti:

  • il sentirsi circondato da giovani neoliberisti (spesso a loro insaputa, cosa sconfortante) che balbettano le scemenze che gli vengono propinate dai media giorno dopo giorno e che incredibilmente, pur cercando in molti casi di combattere il sistema, finiscono per lottare a favore di tutta una serie di cause che invece sono favorevoli al sistema stesso. Tutto ricorda vagamente uno spaccato della sinistra occidentale, ma vabbè…
  • il percepire un sistema mediatico (rete a parte) completamente asservito all’ideologia globalista. Salvo rarissime eccezioni, nei media traspare un pensiero unico, sempre allineato con l’ideologia capitalista e neoliberista. Anche vari giornalisti nostrani, spesso precisi e implacabili quando si tratta di criticare tristi aspetti della politica nazionale, chiudono gli occhi e la bocca quando ci sarebbe la possibilità di criticare il globalismo in molte delle sue sfaccettature ed espressioni;
  • il vedere il proprio Paese ridotto alla miseria per volontà di soggetti terzi, che possono essere altre nazioni o direttamente istituzioni sovranazionali, non elette da nessuno, che però calpestano la sovranità italiana e ci impongono cosa fare e cosa non fare. Il tutto condito dal dover constatare l’appoggio di una larga fetta di popolazione;

E potrei continuare ancora per parecchio tempo ad elencare tutta una serie di elementi detestabili, ma vorrei concentrarmi su un’ultima ragione che provoca una certa frustrazione nell’animo di un sovranista (non di tutti, in questo caso) e che vorrei analizzare brevemente. Quest’ultimo elemento è il fatto che, almeno in Italia, i sovranisti non sono ancora adeguatamente rappresentati. È vero che alcune tematiche care a chi ritiene che sia necessario ripartire dalla sovranità nazionale e quindi popolare vengono affrontate a sprazzi qua e là all’interno del panorama politico, ma la verità è che ancora un vero partito o movimento di rappresentanza del sovranismo e dell’interesse nazionale, e soprattutto capace di unire tutti gli elettori che condividono la necessità di riappropriarsi della sovranità, purtroppo non esiste. E non esiste per varie ragioni.

Possiamo notare infatti come, da un lato, troviamo dei soggetti politici che sì trattano in parte alcune tematiche di stampo sovranista, ma che a conti fatti imperniano il loro programma politico su altre questioni, e lasciano ai margini certi concetti che per un sovranista sono assolutamente essenziali. Un esempio lampante è il Movimento 5 Stelle. Il Movimento 5 Stelle, riesce da una parte a risolvere l’altro grande problema dei partiti sovranisti, cioè riesce ad unire persone provenienti da ideologie politiche differenti in un unico movimento, ma, dall’altra parte, questo movimento tocca solo in parte e in modo ambiguo tematiche importanti, come l’uscita dall’euro, la sovranità monetaria, la difesa culturale ed identitaria e così via. Quindi nel Movimento 5 Stelle ritroviamo un misto di sovranismo e allo stesso tempo di europeismo, una volontà di tutela della classi più in difficoltà ma allo stesso tempo una non volontà di scontrarsi faccia a faccia con il neoliberismo che è la causa ultima della miseria; troviamo dei tentativi di affrontare temi come l’immigrazione, conditi però da un politicamente corretto di cui non ci si vuole sbarazzare o per chiari interessi elettorali o per vera e propria volontà politica.

Dall’altro, invece, si crea un contesto esattamente inverso, per cui abbiamo dei partiti che mettono il tema della sovranità al centro del loro progetto politico. In questo caso però il problema è proprio il background dei partiti sovranisti che compongono lo scacchiere politico nazionale, un background che porta inevitabilmente alla divisione e non all’unione di intenti.

Per esempio, se prendiamo la Lega, un partito che in sé racchiude delle tematiche care ai sovranisti, ci si domanda: come può questo partito, considerata la sua storia anche più recente, unire tutti gli italiani in un progetto comune? Nonostante il botto ottenuto nelle ultime elezioni (successo chiaramente dislocato al Nord, per l’appunto), le contraddizioni restano ancora troppo grandi. Dall’alleanza con Berlusconi, rappresentante di un partito che nulla a che vedere con la sovranità e con l’interesse nazionale, fino alla storia del partito stesso, che è sempre stato legato in maniera stretta ai territori del Nord Italia e che ha sempre nutrito ed espresso, in maniera abbastanza esplicita, disprezzo per il Sud del Paese. Il punto è: nonostante quelle che forse possono essere delle buone intenzioni, come si può accusare il potenziale elettore sovranista del Sud Italia di non voler votare Lega? Ha tutto il diritto e soprattutto tutte le ragioni storiche per non farlo.

Le contraddizioni, d’altro canto, non mancano neanche all’interno di Casapound. Come può un partito che, nonostante tutto e nonostante i tempi in cui viviamo, mantiene un certo legame neanche troppo implicito con il fascismo, guardare al futuro e alla strutturazione di un partito che coinvolga tutti coloro che hanno a cuore la sovranità della Nazione? Ovviamente non può, perché il passato non è facile da cancellare, e lo è ancora meno se da esso non si prendono delle posizioni di netto distacco. La stessa cosa ovviamente vale dall’altro lato anche per il Partito Comunista, anch’esso ancorato ad una tradizione ormai morta e anacronistica.

Tutto questo fa veramente rabbia. Non solo si fa fatica ad essere rappresentati, ma ciò che è ancora più frustrante è sapere fin dall’inizio come ognuno di questi partiti o movimenti abbia dei punti deboli così importanti e visibili da poter essere attaccato e ferito mortalmente, senza troppe difficoltà, dal sistema dominante. Il sistema neoliberista, infatti, attraverso il politicamente corretto, non ci metterà molto a liquidare la Lega come partito razzista che ha sempre accusato i cittadini del Sud di essere dei terroni pigri e nullafacenti, così come perderà cinque minuti ad abbattere contro Casapound la paura della resurrezione di Mussolini, paura che, incredibilmente, su una marea di soggetti direi con un eufemismo ben poco pensanti, pare fare effetto. E probabilmente impiegherà ancora meno tempo a distruggere ciò che rimane del Partito Comunista, semplicemente ignorandone la presenza, in quanto soggetto politico anacronistico e dunque trascurabile.

E poiché, volenti o nolenti, la maggioranza degli italiani, passano il tempo ad ascoltare le banalità che fuoriescono quotidianamente da giornali e televisioni, ecco che ognuno di questi sentieri presenti all’interno della foresta della politica verrà calpestato così tanto da annientarne la visibilità stessa e quindi la percorribilità. Oppure verrà diffusa la narrazione secondo la quale ogni sentiero conduce ad una destinazione differente, cosa ovviamente falsa, perché i principi di sovranità nazionale accompagnano e accomunano tutti questi soggetti politici. Non è detto che debba per forza andare così, ovviamente, ma è molto probabile. Anche perché, a tutto ciò che ho scritto, si aggiunge un altro punto importante, che riguarda gli elettori.

Credo infatti che sia necessario fare un breve accenno al tema dell’elettorato che oggi, grazie soprattutto alla rete, ha molta più voce ed ha un confronto, anche se spesso sterile, molto più fitto e costante con le varie controparti. Il mio punto di vista è che l’immaturità di queste forze politiche di cui ho parlato si riflette nella poca maturità degli elettori. Basta infatti esplorare le discussioni che avvengono in rete, da Youtube a Facebook, per leggere non solo una valanga di insulti reciproci, ma soprattutto una quantità enorme di banalità e di riferimenti assolutamente dannosi e privi di senso. Ed ecco che, com’era del tutto prevedibile, troviamo l’elettore dei 5 stelle per il quale i leghisti sono tutti razzisti mentre i voti di Casapound provengono solo da picchiatori fascisti; giriamo pagina e puntualmente leggiamo il parere dell’elettore leghista nostalgico che accusa gli elettori dei 5 stelle di essere degli ignoranti o dei nullafacenti che non hanno voglia di lavorare; poi ti sposti in ambito Casapound e nel 2018, tra commenti e opinioni anche intelligenti, trovi ancora personaggi che esordiscono con “dux mea lux” e con “vincere e vinceremo” e secondo i quali sono tutti dei traditori della patria. Ovviamente, è chiaro che sto volontariamente generalizzando, ma ad un occhio poco accorto la situazione appare esattamente così.

Ecco perché, a mio avviso, nasce l’esigenza di un soggetto politico nuovo, sovranista, che mira all’attuazione di politiche volte all’interesse nazionale, che possa davvero coinvolgere tutti grazie per esempio alla partecipazione attiva di grandi personalità che vengono magari da ambiti politici o disciplinari diversi e grazie anche all’elemento di novità, e che in questo modo si porterebbe fuori dai radar di attacchi infami da parte del pensiero unico neoliberista in nome di un passato più o meno compromettente.

Un partito in cui possano confluire coloro i quali oggi costituiscono l’elettorato di estrema destra e di estrema sinistra, quei sovranisti che hanno scelto di votare Movimento 5 Stelle e che con discrete possibilità resteranno delusi, quelle persone del Centro e del Sud Italia che in fondo si rendono conto che certe idee di Salvini non sono poi così campate per aria, ma che non possono dare il voto alla Lega a causa di un lecito rancore per un recente passato difficile da cancellare. Un soggetto politico capace quindi da un lato di mettere da parte un passato che divide e dall’altro di mettere in risalto gli aspetti che uniscono. Un partito che non possa essere attaccato e delegittimato con la scusa di essere giudicato razzista, fascista, comunista o nordista. Un partito in cui possano confluire tutti coloro che amano la democrazia e il proprio Paese, a prescindere da quello che può essere stato il passato politico di ogni elettore. In pratica va ripresa la strategia del Movimento 5 Stelle, che ha dimostrato che superare le vecchie ideologie è assolutamente possibile, con la differenza di raccogliere in questo caso il voto dei sovranisti e non semplicemente delle persone incazzate ma senza visione politica. Potrebbe essere il partito dei Bagnai ma anche dei Fusaro, dei Marco Mori ma anche dei Marco Rizzo, dei Borghi e dei Di Battista.

Mi rendo conto che può sembrare un’utopia, ma sono molto convinto di quest’idea e di questa grande opportunità, anche perché è sempre maggiore il numero di persone che, non solo ha messo da parte la vecchia dicotomia destra-sinistra (il Movimento 5 Stelle ne è il prodotto), ma che sta anche cominciando a ragionare con una nuova dicotomia, quella sovranismo-globalismo: è necessario dare un punto di riferimento nuovo e solido a questi cittadini.

Quella forte tentazione di scaricare tutte le colpe su Renzi

Nelle analisi post elettorali dell’area di centro-sinistra si respira un’aria torbida. Nessuno ha avuto ancora il coraggio di spalancare la finestra, addirittura nessuno pare accorgersi della presenza di una finestra nella stanza in cui si discute degli esiti del voto. Ed ecco che tutto ciò che è venuto fuori dopo un’accurata analisi rispetto alla situazione del partito sono due punti piuttosto banali e altrettanto fuorvianti:

  1. E’ colpa di Renzi. Tutto andava bene, eravamo un grande partito, avevamo un grande consenso, le nostre politiche stavano portando l’Italia al benessere. Poi è arrivato Lui e tutto è andato in frantumi.
  2. Dobbiamo tornare alla vecchia anima del PD, quel partito pieno di pluralità e di dialoghi interni, quel partito che stava a contatto con la gente.

Eh no cari miei, la cosa non è così semplice. Non funziona esattamente così. Parliamoci chiaro: questa storia per cui è tutta colpa di Renzi, che avrebbe distrutto un grande partito che aveva un futuro ricco di consensi e di successo è una grandissima scemenza.

Renzi non ha fatto altro che accelerare quello che era un declino già annunciato. Il partito dei Letta, dei Veltroni, dei Fassino, dei D’Alema, dei Bersani, e così via, era già un partito morto. enrico-letta PDLo aveva già capito Beppe Grillo in tempi ormai remoti, lo avrebbe capito chiunque avesse fatto un’analisi approfondita del rapporto tra la politica neoliberista del PD e i drastici cambiamenti che nel frattempo si stavano verificando nella società e in particolar modo nella classi più disagiate e in quella che un tempo poteva essere considerata la classe media.

Quello che nessuno dice, volutamente o per assoluta cecità, poco importa. è che le politiche del PD sono sempre state le stesse da almeno 10 anni. Certo, forse ancora con Bersani si poteva parlare di politiche neoliberiste leggermente più moderate, ma il percorso era sempre quello, e chiunque può capire che se imbocchi uno stesso percorso, che tu vada a 50km/h o che vada a 100km/h, prima o poi arrivi comunque alla stessa identica destinazione. Da Bersani a Letta fino a Renzi, un crollo assolutamente annunciato e prevedibile, rallentato inizialmente solo da un minimo di moderazione nell’applicazione di certe politiche e dal fatto che gli effetti nefasti del neoliberismo e della globalizzazione fino a un po’ di anni fa non erano ancora così tanto percepiti dal popolo italiano. Purtroppo però molti italiani hanno sempre la memoria corta.

Il problema quindi non è il PD, il problema si chiama neoliberismo e globalizzazione e oggi, qualsiasi forza politica che continui imperterrita a remare verso questa direzione è destinata a schiantarsi contro un muro a causa dell’opposizione drastica del popolo, che ha detto chiaramente “no!”. Il popolo italiano non ha detto no a Renzi; il popolo italiano ha detto no all’Unione Europea, ha detto no al dominio di Bruxelles e della Germania, ha detto no alle imposizioni di gente non eletta da nessuno che si permette di decidere vita e morte degli Stati Nazionali, ha detto no alla concorrenza al ribasso, ha detto no all’immigrazione, ha detto no al pensiero progressista deviato che si esprime nel politicamente corretto. Il muro era già stato eretto dai cittadini, e la macchina del PD da anni ed anni era diretta verso quel muro, Renzi ha semplicemente premuto il pedale dell’acceleratore.

laura_boldrini bella ciao

Un ulteriore indizio a favore di questa tesi è il crollo totale della sinistra italiana in tutte le sue sfaccettature. Il fatto che Liberi e Uguali (o Libere e Uguale, per chi ha più a cuore certe fondamentali battaglie) sia riuscito a stento ad entrare in Parlamento, è una palese prova di questo discorso: non è Renzi il problema. Chi si è voluto distaccare da questo squallido personaggio ha fatto comunque la stessa fine. Se Renzi premeva sull’acceleratore, tutto il resto della sinistra neoliberista ha mantenuto il volante fermo, puntando dritto per dritto in direzione di quel famoso muro con la scritta “NO!”.

 

M5S – Lega: unico governo legittimo

Terminate le elezioni, senza perdere due ore a fare analisi e contro analisi, senza parlare del PD perché non vale neanche la pena, vorrei solo fare alcune brevi considerazioni, elencare alcuni punti che a mio avviso vanno tenuti in grande considerazione.

Punto numero uno: i sondaggi.

Ancora una volta, dopo la Brexit, dopo l’elezione di Trump e dopo il referendum costituzionale del dicembre 2016, i sondaggi si sono dimostrati palesemente falsi e surreali. È ormai chiaro che i sondaggi mainstream non vanno più presi minimamente in considerazione. E in questi giorni in tutte le televisioni si parla di “stupore”, ma vorrei capire stupore di cosa. Vi dico brevemente quali erano le mie previsioni prima del voto.

Prima delle elezioni, ero convinto che il M5S raggiungesse il 34%, contro i sondaggi che lo davano al 28-30%, che la Lega prendesse almeno 3-4 punti in più di Forza Italia, mentre i sondaggi li davano alla pari, e che il PD “non vedrà il 20% neanche con il binocolo” (autocit.), mentre i sondaggi lo davano al 23-25%. Praticamente si è verificato quasi tutto quello che avevo previsto, ma sinceramente non penso di aver compiuto chissà quale miracolo. Basta informarsi mettendo da parte i media mainstream per avere una visione diversa e molto più veritiera della realtà. L’unica domanda è: questi sondaggi che ci propinano vengono volutamente manipolati o si rivelano puntualmente errati a causa di una totale mancanza di contatto dalla realtà? Io personalmente credo che sbaglino in cattiva fede per condizionare il voto, tuttavia, proprio la sera prima delle elezioni, un ragazzo che conosco laureato in scienze politiche e che è molto vicino all’ambiente PD e in generale a tutta quella sinistra radical chic, senza voler ovviamente condizionare nessuno (ecco il punto della questione), era convinto che il PD arrivasse al 27%, che Forza Italia fosse avanti rispetto alla lega e che +Europa fosse vicino al 5%. E allora il dubbio sorge: possibile che queste persone ormai vivano in una realtà tutta loro, dove la gente è felice e il mondo è un paradiso colorato dove tutti girano intorno all’albero dandosi la mano?

Punto numero due: il flop totale di +Europa.

Una cosa di cui fino ad oggi si sta parlando troppo poco. Come dicevo all’inizio, il crollo del PD non merita nemmeno un accenno, quello che invece sì è interessante, è come +Europa non sia riuscito ad arrivare al 3% neanche dopo una campagna elettorale martellante e milionaria, finanziata non si sa bene da chi (o forse si sa, vero George?). È di questo che dovremmo parlare: il chiaro “no” del popolo italiano ai burocrati di Bruxelles, altro che il tracollo di Renzi. Il punto chiave di queste elezioni è proprio questo e si lega al terzo ed ultimo punto.

Punto numero tre: la vittoria dei partiti populisti e sovranisti e l’opzione lega-m5s come unico governo legittimo.

Parliamoci chiaro, le elezioni italiane hanno decretato due veri vincitori, il Movimento 5 Stelle e la Lega. È il trionfo del sovranismo (Lega) e del populismo, inteso in senso buono (M5S) contro il globalismo, contro la sinistra liberal progressista e contro l’Europa del capitalismo finanziario. Quello che tuttavia continua a non essere chiaro ai più, e mi riferisco tanto agli elettori della Lega quanto a quelli del M5S, è che allo stato attuale, un’alleanza Lega-M5S risulta l’unica possibilità di governo che rappresenti realmente la volontà del popolo sovrano. È inutile e nocivo che le due forze politiche in questione si voltino le spalle a vicenda, perché il voto ha dichiarato l’esatto opposto.

Qualsiasi altro governo, che sia un governo M5S + PD (senza Renzi) + LeU, o che sia un governo di centrodestra, sarà comunque un tradimento nei confronti della volontà del popolo italiano. Da un lato si metterebbe da parte il 36% dell’elettorato che ha spinto per la coalizione del centro destra, dall’altro lato si metterebbe di lato il 32% che ha votato m5s. L’unica soluzione realmente rappresentativa del popolo italiano è un governo Lega-M5S che inoltre, avendo circa il 50% dei consensi, rappresenterebbe anche la possibilità di governo più stabile e che allo stesso tempo metterebbe finalmente da parte coloro che il popolo italiano ha chiaramente indicato come il passato e come i perdenti di queste elezioni, ovvero PD e Forza Italia. Ecco perché bisogna sperare in questa soluzione, ecco perché gli elettori delle due forze vincitrici di queste elezioni dovrebbero a mio avviso spingere verso questa direzione. I punti di contatto non mancano, un programma condiviso è possibile, bisogna solo volerlo.

Il prezzo da pagare per la vera sinistra ed il trionfo europeo della destra

Sappiamo bene che negli ultimi anni il consenso per i partiti di estrema destra (se vogliamo ancora definirli tali) è cresciuto in tutta Europa. La ragione a mio avviso è da rintracciare nel tema delle globalizzazione o meglio dire globalismo, termine che sottolinea maggiormente l’ideologia culturale ed economica che sta dietro un fenomeno che viene invece dipinto come qualcosa di inarrestabile e di automatico, come se non dipendesse dalle scelte di una ristretta cerchia di persone e di poteri.

Per questo motivo, infatti, più che parlare di partiti o movimenti di estrema destra, bisognerebbe utilizzare la definizione di partiti nazionalisti e sovranisti. Non ci troviamo più dunque, a livello politico, sociale ed economico, nel vortice del vecchio bipolarismo destra-sinistra, fascismo-comunismo, ma all’interno di un nuovo bipolarismo, fondato sulla coppia globalismo-sovranismo.

Questo nuovo bipolarismo ha completamente mescolate le carte poste sul tavolo della politica. Difatti, in tutto l’Occidente, è ormai evidente come i partiti cosiddetti “moderati”, portino avanti una stessa linea politica basata su un servile appoggio al sistema neoliberista, mentre i due estremi, sia a destra che a sinistra, si dissociano da questa visione e propongono un’alternativa basata sulla sovranità della nazione e quindi del popolo, sul primato dello Stato rispetto ai mercati finanziari e alle grandi multinazionali e, di conseguenza, sulla protezione dei diritti sociali di ogni cittadino rispetto alle esigenze dei mercati, di cui invece sono succubi i partiti moderati.

Come avevo già accennato in un precedente articolo, basta guardare i programmi politici dei poli estremi, ad esempio Casapound da un lato e Partito Comunista dall’altro, per rendersi conto di come le due visioni proposte siano assolutamente simili, compatibili, e di conseguenza opposte a quelle messe in atto nell’ultimo decennio dai partiti di centro destra e di centro “sinistra”.

E qui vengo al punto di questa breve riflessione: perché allora l’estrema destra è riuscita a catturare, più o meno in tutta Europa, questa reazione popolare nei confronti della globalizzazione (il cosiddetto populismo, che altro non è che una reazione delle classi medie e popolari contro la globalizzazione e i danni da essa causati), mentre invece l’estrema sinistra (o meglio dire la vera sinistra ) è rimasta succube di questo processo, senza riuscire a catturare il manifesto dissenso da parte dei cittadini rispetto al sistema?

A mio modo di vedere, le ragioni fondamentali sono due:

  1. La falsa sinistra ha finito con il delegittimare anche quella fetta di vera sinistra rimasta: purtroppo è così, vent’anni di falsa sinistra, di sinistra neoliberista che ha tradito completamente il popolo e quei valori che invece avrebbe dovuto difendere, come il lavoro ed in generale i diritti sociali, ha finito con il trascinare nella voragine dell’indifferenza elettorale anche quella piccola fetta di estrema sinistra (l’odierno Partito comunista) che invece era rimasta fedele a quei valori profondamente di sinistra, ma che ormai, agli occhi degli elettori, fa comunque parte di quel gruppo di traditori. Insomma, se in tutti questi anni i servi del neoliberismo (Bersani, Renzi, Letta, Boldrini, D’Alema, e così via) avessero evitato di definirsi “persone di sinistra”, oggi il Partito Comunista e in generale la vera sinistra avrebbe certamente maggior consenso.
  2. La messa al bando da parte dell’estrema sinistra dei valori di patriottismo ed identità culturale: nonostante le grandi similitudini fra le visioni politiche, economiche e sociali dei partiti di estrema destra e di estrema sinistra, esiste ancora una grande differenza, che a mio avviso è il fattore nevralgico che poi, a conti fatti, porta il consenso a destra. E’ vero, entrambe le parti dichiarano apertamente di voler uscire dall’euro, puntano ad un ritorno della sovranità nazionale, vogliono uno Stato forte che abbia il controllo ed il primato sull’economia e sulla finanza, voglio difendere i diritti dei lavoratori e delle classi più in difficoltà; insomma, concordano sul fatto che il popolo debba essere realmente sovrano e sull’idea che sia necessario sconfiggere il neoliberismo per riportare democrazia e diritti sociali.
    Ma c’è una differenza: mentre il Partito Comunista si limita ad una lotta al neoliberismo sul fronte politico ed economico, l’estrema destra si trova in prima linea anche nella lotta da un punto di vista culturale ed identitario, un tema molto sentito dai popoli europei.
    Cerco di fare un esempio pratico per rendere l’idea. Quando si parla di immigrazione ad esempio, entrambe le parti sono molto critiche nei confronti del fenomeno. Ma mentre il Partito Comunista si limita a far notare come l’immigrazione sia un fenomeno voluto e foraggiato dal capitale per abbassare il costo del lavoro e distruggere così i diritti dei lavoratori occidentali, l’estrema destra, a questa critica, aggiunge anche la minaccia dal punto di vista identitario e culturale, conscio del fatto che il capitalismo finanziario mira anche ad abbattere le radici culturali di ogni singolo popolo e a distruggere le differenze tra i popoli e tra le culture, nel tentativo di creare una società emancipata da radici storiche e culturali, da residui tradizionalistici, in cui l’individuo si ritrova spaesato e privo si strumenti e di identità per comprendere la drammaticità della propria condizione e per combattere il sistema stesso.
    Dunque, per fronteggiare il sistema neoliberista anche sotto questi profili, è inevitabile fare leva anche su sentimenti di patriottismo, di identità culturale, di esaltazione della propria nazione e della propria cultura, non perché superiore alle altre, ma semplicemente in quanto unica (come ogni altra cultura) e di conseguenza meritevole di sopravvivere e di non essere distrutta.
    Sulla sponda sinistra del fiume, invece, questi concetti vengono praticamente banditi dal dibattito politico. Non ho certezze sul perché, ma viene da pensare ad una sorta di timore derivante da una visione ancora cieca ed ancorata ad un passato ormai remoto, in cui tali valori inevitabilmente portano a pensare al vecchio regime fascista. Come fa quindi un comunista, animato comunque da buone intenzioni, a contrastare il neoliberismo anche sotto questi aspetti? Purtroppo non può, almeno fin quando non riesca a liberarsi da un passato ormai anacronistico.
    I valori di nazione, di patriottismo, di esaltazione della propria cultura pur nel rispetto di tutte le altre, non sono dei valori fascisti o negativi, anzi, sono dei valori positivi che aiutano nella lotta al pensiero unico del nuovo capitalismo. Non a caso, in paesi come la Spagna, la Francia o l’Inghilterra, l’idea del bene della nazione, la bandiera appesa alla finestra della propria casa, è un sentimento trasversale, che attraversa la società in lungo e in largo, da destra a sinistra, poiché in un mondo dominato da una visione globalista che mira ad appiattire tutto ciò che richiama alla propria storia ed alla propria identità nazionale, il rispetto e l’amore per la propria nazione e per la propria cultura restano valori assolutamente positivi su cui si può sempre fare affidamento.
    Ciò che conta è, da un lato, evitare che questi sentimenti portino all’idea della superiorità della propria cultura rispetto alle altre, dall’altro, non dimenticarsi della difesa della propria cultura e della propria identità e anzi riappropriarsi di questi valori come ulteriore strumento nella lotta al sistema globalitario.

“Fascisti antifascisti” e il conflitto da superare

Proseguono gli episodi di violenza in tutta Italia che vedono come protagonisti da un lato i cosiddetti ragazzi dei centri sociali (“manicomi”o “centri per disagiati” non andavano bene come termini?) e dall’altro le forze dell’ordine o presunti “fascisti”, scritto tra virgolette per delle ragioni più che valide che vedremo fra poco.

Dopo il violento corteo di Piacenza e il pestaggio avvenuto a Palermo, il teatro degli scontri si sposta a Torino. Questa volta non ci si limita ad un bel pestaggio nei confronti di un poliziotto o magari d un militante di Forza Nuova o Casapound, no, questa volta si opta per lanciare direttamente bombe con chiodi verso le forze dell’ordine.

Ritengo che il punto di partenza per prendere una posizione su questi episodi non possa essere la solita frase “la violenza è sempre sbagliata”, ma sono convinto che prima di tutto sia necessario fare un po’ di chiarezza su cosa si intenda per “fascismo”.

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Il pestaggio ai danni del militante di forza nuova a Palermo

Per come la vedo io, il termine “fascismo” non indica e non può riferisti al fascismo storico nel momento in cui lo si utilizza in riferimento ad una situazione presente. É assolutamente un controsenso. É come se io vedessi in Marco Rizzo, leader del Partito Comunista, il nuovo Stalin. Tutto ciò mi sembra assolutamente privo di senso.

Se invece utilizzo il termine in riferimento al passato, allora chiaramente non può che fare riferimento ad un regime totalitario nato, cresciuto e morto. E vorrei nuovamente sottolineare: morto! Insomma, state tranquilli che Mussolini non risorgerà dalla tomba, né tanto meno Hitler, né Stalin, né le loro reincarnazioni. La democrazia è riuscita a sopravvivere ai vecchi totalitarismi, ormai ha gli anticorpi. Non li ha invece contro dei nuovi virus totalitari, ma questo lo vedremo fra un po’…

Dunque, chi è il fascista? La parola fascista dovrebbe fare riferimento a chiunque non rispetti la democrazia. Fascista è chi sopprime le opinioni altrui con la violenza, fisica o verbale. Fascista è chi non permette l’espressione democratica di qualsiasi altro partito che la pensi diversamente. Fascista è chi limita la democrazia, chi non è tollerante verso opinioni diverse dalla propria. Questo è il fascismo.

Per contro, non si è fascisti perché si indossa un tricolore, perché si parla di patria, perché si parla di rispettare gli italiani e così via. Non si condividono questi valori? Benissimo, liberi di cercarne degli altri, ma non credo che ad esempio la Francia o la Spagna siano Paesi formati per il 90% da fascisti. Perché in Italia, purtroppo e cosa che non avviene altrove, si commette (almeno la “sinistra”) il terribile errore di considerare fascista chi mantiene un sentimento patriottico, quando invece si dovrebbe parlare di nazionalista o sovranista. Secondo questa visione distorta che logora le menti della “sinistra” italiana (“sinistra” è sempre scritto tra virgolette perché l’unica vera sinistra italiana rimasta si chiama Partito Comunista, il resto sono squallidi personaggi che di sinistra non hanno proprio nulla) i partigiani erano fondamentalmente dei fascisti, in quanto liberarono l’Italia da un regime si, ma prima di tutto dallo straniero, cioè dai tedeschi a cui Mussolini aveva venduto l’Italia. Anche i partigiani fondamentalmente erano dei sovranisti, e si rivolterebbero nella tomba guardando cosa è diventata oggi l’Italia, serva dell’Europa e della Germania, perché i partigiani avevano liberato l’Italia affinché potesse essere padrona del proprio destino, nel bene o nel male, non schiava di qualcun altro.

E quindi mi chiedo: oggi cos’è più fascista, un comizio di Casapound regolarmente autorizzato e nel rispetto delle regole democratiche o è più fascista un gruppo di persone che, in nome dell’antifascismo, picchiano, pestano, lanciano bombe, il tutto per ostacolare la libertà di espressione della parte opposta? Chiunque abbia un minimo di buon senso sa già la risposta. Ci troviamo davanti a dei fascisti antifascisti o a degli antifascisti fascisti, come preferite.

 

La riflessione che viene fuori è sconfortante in quanto la cosa più drammatica è che ogni qualvolta si verifica una situazione di questo tipo, il “sistema” neoliberista e il capitalismo finanziario, GODONO e brindano all’ennesimo scontro fra due parti (quasi sempre a causa di una tra le due…) che non hanno l’intelligenza e la cultura per comprendere quale sia il vero nemico.

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Il poliziotto pestato durante il corteo antifascista a Piacenza

 

Purtroppo le due parti agli estremi dello scenario politico dei paesi occidentali, non hanno ancora capito che oggi il vero bipolarismo non è più tra destra e sinistra, non è più tra fascisti e comunisti, ma è tra sovranisti e globalisti, tra chi vuole la supremazia della nazione, dello Stato e quindi del popolo rispetto al dominio della globalizzazione e delle strutture sovranazionali che la sostengono, e chi invece vuole l’annientamento delle nazioni sull’altare dei mercato unico e del capitalismo finanziario. Questo è il punto cruciale della questione. E mentre il mondo prende questa piega e abbiamo quindi una vera e propria guerra in corso, troviamo ancora due fazioni facenti parte della stessa visione (sovranista) che si fanno la guerra tra loro. Molti dei militanti continuano a non comprendere quale sia la loro posizione e soprattutto quella del loro “avversario” nello scenario politico contemporaneo, e continuano ad accusarsi ed attaccarsi vicendevolmente. Domanda: perché allora solo l’estrema destra sta avendo successo? Semplice, perché i vertici a destra sono stati quelli che più degli altri si sono resi conto del problema e lo hanno fatto questione pubblica. Non è che a sinistra non lo sappiano, ma chi mette la questione sul piatto fa parte della punta estrema della sinistra internazionale (in Italia il Partito Comunista). Tutti gli altri partiti della “sinistra”, da Articolo1 a Liberi e Uguali, che si definiscono tali e che quindi oscurano quel pizzico rimasto di vera sinistra, sono espressione del globalitarismo dominante, tanto quanto i partiti del centro destra, cioè PD (si, esatto), FI, ecc. Il problema più grave quindi è che la sinistra è in contraddizione profonda con se stessa: come può infatti la forza politica che da sempre dovrebbe tutelare le classi più deboli, il popolo, appoggiare allo stesso tempo il sistema globalitario, quindi l’euro, l’Unione Europea, il politicamente corretto, e così via? Non può, e infatti è scomparsa dalle preferenze elettorali e, attenzione, ha fatto tutto volontariamente. Perché una forza che oggi fa leva sull’antifascismo, lo fa semplicemente perché non ha più nulla da dire rispetto a quelli che sono i problemi del popolo, quindi è perfettamente consapevole di questo, la “sinistra” sa benissimo di essersi venduta e trasformata nel braccio armato del globalismo internazionale.

Tornando alla similitudine tra estrema destra ed estrema sinistra, basata su una visione sovranista, basta prendere i programmi politici di Casapound e del Partito Comunista per vedere che sono praticamente uguali, in quanto improntanti sulla sovranità nazionale che, come dicevo prima, non è un’idea fascista, ma al contrario è un’idea democratica. Entrambi sono contro l’euro e l’Unione Europea, entrambi sono per una banca nazionale pubblica, entrambi sono per il primato dello Stato sull’economia e sulla finanza, entrambi parlano dell’immigrazione come un fenomeno voluto e foraggiato dal capitalismo per poter abbassare il costo del lavoro, e così via. E quindi? Ci mettiamo a delirare dicendo che il Partito Comunista e formato da fascisti, oppure ci fermiamo un attimo e ci poniamo due domande?

Il giorno che le due parti si renderanno pienamente conto di stare dalla stessa parte, forse ci sarà una speranza politica di rovesciare questo sistema, forse a quel punto, il neoliberismo, cioè il vero fascismo, potrà capitolare. E non sarebbe neanche un’idea così assurda o utopistica. Anzi, l’idea dei due eterni rivali che ad un certo punto smettono di lottare e si alleano per sconfiggere un nemico comune più grande direi che è quasi un’idea archetipica.

Vorrei concludere citando Pier Paolo Pasolini, uno che già ai tempi aveva intuito la brutta piega che stava prendendo la società capitalista e uno dei mezzi che avrebbe utilizzato il sistema per proteggersi dalla rivolta: “Mi chiedo, caro Alberto (Moravia), se questo antifascismo rabbioso che viene sfogato nelle piazze oggi a fascismo finito, non sia in fondo un’arma di distrazione che la classe dominante usa su studenti e lavoratori per vincolare il dissenso. Spingere le masse a combattere un nemico inesistente mentre il consumismo moderno striscia, si insinua e logora la società già moribonda”

 

Ecco perché la globalizzazione mira alla distruzione della classe media

Uno degli effetti ormai conclamati della globalizzazione è quello della distruzione della cosiddetta classe media, attraverso una guerra senza quartiere che la colpisce continuamente e sotto vari aspetti, in primis economico e culturale. Si parla di questo fenomeno come una sorta di conseguenza inevitabile del sistema “globalitario” (mi piace terribilmente questo termine utilizzato da Marcello Veneziani per creare un’assonanza con il termine “totalitario”) per il quale l’1% della popolazione detiene una ricchezza pari a quella del restante 99% (perché questo è il vero volto della globalizzazione tanto amata dalle alte sfere della finanza e, cosa molto più inspiegabile e triste, dai cosiddetti “progressisti”). Questo, inevitabilmente, conduce alla scomparsa della classe media.

La mia riflessione cerca di andare oltre questa visione che definirei in qualche modo “automatica” di causa-effetto e tende a considerare il fenomeno, non come conseguenza diretta, ma come un obiettivo pre-configurato della globalizzazione. Un obiettivo dunque voluto a priori, cercato.

Per seguire questo ragionamento, bisogna prima di tutto cercare di capire cosa sia la classe media, quella che un tempo veniva definita borghesia. Per quello che ci interessa in questo momento, direi che la caratteristica più importante della borghesia è sempre stata quella da un lato di non avere così tanta ricchezza da piegarsi completamente ai disegni del grande potere economico e dall’altro di non essere mai così tanto povera (come il proletariato) da rassegnarsi definitivamente alla propria condizione e, soprattutto, da non avere i mezzi per istruirsi, comprendere il proprio mondo, e sviluppare delle alternative. La pericolosità della classe media risiede proprio in questo: un gruppo sociale i cui componenti non stanno né così tanto bene da appoggiare il potere costituito ad occhi bendati (poiché si rendono conto di non avere gli stessi privilegi di quest’ultimo, privilegi che gli vengono negati), né così tanto male da non potersi permettere un’adeguata istruzione che gli permetta di analizzare la società in cui vive e di conseguenza cogliere degli elementi per, eventualmente, rovesciare il sistema.

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A conti fatti, nella storia moderna e contemporanea, tutte le grandi rivoluzioni sono nate grazie alla classe media, e sono state condotte dagli intellettuali della borghesia. Sono sempre stati gli intellettuali borghesi a far comprendere alla massa le ragioni per cui fosse necessaria una rivolta e a guidarla, poiché il popolo, la classe più bassa, seppur più numerosa, da sola non ha mai avuto gli strumenti per comprendere la propria realtà e soprattutto per trovare e sviluppare delle alternative.

Ecco perché oggi il sistema, armato delle esperienze del passato, ha tra i propri obiettivi più che voluti (e non semplicemente conseguenti ad altri fenomeni) quello di eliminare la classe media, dividendo i suoi componenti tra una minima percentuale che entrerà a far parte di quella classe privilegiata che difenderà (più o meno illusoriamente) il sistema, e una maggioranza che invece precipiterà nella povertà e nell’impossibilità di avere gli strumenti per rovesciare il sistema stesso.